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Decisi a non far spegnere il fuoco che hanno
acceso, vari organi di comunicazione sociale si sono dedicati a
investigare il passato, alla ricerca di nuove prove che
coinvolgessero il Vicario di Cristo in Terra, Papa Benedetto XVI, in
ciò, del resto, fallendo pienamente.
Che vi siano sacerdoti impreparati e indegni,
nessuno lo può negare; che abusi orribili siano stati commessi, e
certamente anche in numero superiore a quanto registrato, è doveroso
riconoscere. Tuttavia, utilizzare mancanze gravissime, ma
circostanziali, relative a una minoranza di chierici, per
insudiciare tutta la classe sacerdotale è una ingiustizia. Usare
questo come pretesto per tentare di demolire la Chiesa è diabolico.
Del resto, quanto più lo spirito libertario,
relativista e neopagano della nostra epoca s’infiltra nella Chiesa,
tanto più è da temere che accadano crimini di pedofilia. Da qui ne
deriva anche la necessità di introdurre nei seminari un sistema
rigoroso di selezione, in modo da ammettere come candidato al
sacerdozio solo chi non abbia la propensione a scendere a patti col
mondo, ma voglia insegnare la pratica della dottrina cattolica in
tutta la sua purezza e dare l’esempio.
L’attuale campagna pubblicitaria contro la Chiesa
ci fa dimenticare una verità della quale la storia ci dà una
inequivocabile testimonianza: è stata la Chiesa Cattolica che ha
liberato il mondo dall’immoralità, ed è proprio perché sta
rifiutando la Chiesa che il mondo affonda nuovamente nella melma
dalla quale è stato riscattato.
Il mondo del paganesimo era un inferno
La maggioranza della popolazione dell’Occidente dà
per certo che il mondo, in un grado maggiore o minore, ha sempre
coltivato i valori ai quali siamo abituati. Questi valori,
sacrosanti fino a circa 50 anni fa, in certa misura ancora resistono
alla decadenza accelerata di questo inizio di millennio: famiglia
tradizionale, protezione dell’innocenza infantile, senso del pudore,
modi educati, abiti decenti, onorabilità, rispetto reciproco,
spirito di carità, dignità umana, solidarietà, ecc.
Ma non è stato sempre così. Prima che Nostro
Signore Gesù Cristo predicasse tra gli uomini la Buona Novella del
Vangelo, il mondo era immerso in una prolungata e terribile notte,
in cui regnavano la dissolutezza morale, l’egoismo, la crudeltà, la
disumanità e l’oppressione, come la storia ci insegna.
Di questa situazione non si può concludere che
tutti i romani, greci e “barbari” fossero dissoluti. C’erano
minoranze che non si conformavano con quella situazione ed erano
pronte a ricevere la predicazione evangelica con l’avidità di
naufraghi che trovano la tavola di salvezza. Di qui la rapida
espansione della Chiesa Cattolica nel mondo romano e, finalmente, la
conversione dell’Impero nell’anno 313 dell’era cristiana.
Religioni degradanti
Tutto ciò che la parte sana dell’opinione pubblica
dell’Occidente guarda ancora con orrore oggigiorno, sarebbe, nel
mondo dominato dal paganesimo, moneta corrente e normale. Ci basti
ricordare quanto la mitologia greco-romana dice riguardo alle varie
divinità del suo pantheon.
Formavano essi una temibile banda di depravati:
adulteri, violenti, impudenti, bugiardi, ladroni, oppressori,
assassini, parricidi, matricidi, fratricidi, crudeli, egoisti,
traditori, pigri, falsi, disonorati, incestuosi, fornicatori,
perversi e pedofili. Zeus (il Giove dei romani), la divinità massima
di questo covile, era non solo un bruto, che aveva praticato
cannibalismo divorando una delle sue figlie e assassinato altri
parenti prossimi, ma anche un adultero incontrollabile, che aveva
fatto molte vittime tra “dee” sposate e nubili, aveva violentato le
sue sorelle e nuore, aveva stuprato la sua propria figlia e persino
sua madre e, oltre a questo, manteneva come amante un bambino che
aveva rapito.
I racconti di queste infamie erano nei testi
presentati ai bambini nelle scuole di quel tempo, per istruirli
nella grammatica, nella retorica, nella poesia, come hanno
sottolineato a suo tempo gli apologisti cristiani.
La religione pagana esercitava, quindi, un potere
malefico sulla società, proponendo, come esempi da imitare, le
iniquità degli dèi. Inoltre, la società influenzava la religione, di
modo che i miti riflettevano i costumi a quel tempo in voga.
Immoralità, crudeltà, oppressione
In quell’ambiente pagano, la situazione della
donna era terribile. In generale, quasi senza alcun diritto, era
praticamente considerata una schiava del marito, questo quando aveva
il privilegio di essere sposata.
Le religioni stesse, anche quelle più elevate,
conducevano le donne – come, naturalmente, anche gli uomini – a
grandi depravazioni. Quella dei caldei, per esempio, era sinistra e
corruttrice, con pratiche lascive nei templi. La religione fenicia
stimolava anch’essa la degradazione della donna.
Erodoto è uno di quelli che ci dà informazioni
sulla “prostituzione sacra” esercitata nei templi di Babilonia,
Assiria, Grecia, Siria, Cipro e altrove.
Spesso, le “sacerdotesse” entravano nei templi ancora giovanissime,
consegnate dagli stessi genitori. Il famoso “Codice di Hammurabi”,
promulgato da questo re di Babilonia (tra il 1793 e il 1750 a. C.),
riserva alcuni capitoli per regolamentare questa pratica.
Il culto di Cibele e Attis, sorto in Frigia, da
dove passò in Grecia e a Roma, portava a pratiche scabrose in
pubblico. Essendosi Attis mutilato, perdendo la sua mascolinità, i
suoi festeggiamenti includevano l’automutilazione di molti uomini,
realizzata in mezzo ad una moltitudine che, allucinata, danzava e
gridava, mentre si suonava una musica, con l’assordante rumore di
flauti, cembali e tamburi.
La Grecia contava numerosi templi dedicati a
Venere, ma nessuno consacrato all’amore legittimo tra sposi. Ad
Atene e in altre città si realizzava, una volta l’anno, una
processione nella quale era portata una enorme scultura fallica.
Uomini e donne percorrevano le strade cantando, saltando e danzando
intorno a questo idolo.
Oppressione della donna
L’onorabilità femminile era inoltre ferita dal
costume della poligamia, generalizzato in molte regioni, sebbene
esistessero luoghi in cui era in vigore la poliandria.
Ugualmente degradante era l’incesto, comune specialmente in Persia,
ma anche in Grecia.
In India, tra le crudeli pratiche millenarie del
paganesimo, il costume esigeva che la vedova fosse bruciata insieme
al cadavere del marito.
Il “Codice di Hammurabi” è pieno di norme che
rispecchiano lo stato di oppressione della donna nelle civiltà
antiche, la quale molte volte era punita con la morte, la schiavitù
o il ripudio.
Anche a Roma e in Grecia, le leggi antiche erano
inique verso la donna,
e perfino persone come l’austero Catone favorivano gravi ingiustizie
a questo proposito.
Nel caso di Atene, per ovviare in qualche modo alla parzialità nel
trattamento dato alle figlie, la legge incorreva in un’aberrazione
ancora maggiore, incentivando l’incesto per risolvere problemi di
eredità,
giungendo a imporre la distruzione di due famiglie già costituite,
se fosse stato necessario.
A Roma, all’epoca in cui la Buona Novella di Gesù
Cristo si stava già predicando, l’istituzione della famiglia si
trovava in una crisi profonda. L’aborto e l’abbandono dei bambini
avevano assunto proporzioni spaventose. La natalità decresceva. Gli
uomini ricchi preferivano mantenersi celibi e attorniarsi di
numerose schiave piuttosto che assoggettarsi ai fastidi del
matrimonio.
La situazione dei bambini davanti allo Stato
onnipotente
In Grecia e a Roma non esisteva la libertà
individuale che i loro estimatori fanno credere: il cittadino viveva
in funzione dello Stato. Nella sua Repubblica, lo stesso Platone
preconizzava uno Stato onnipotente, e lo stesso Aristotele lo
considerava come un ideale supremo.
La famiglia greco-romana era anch’essa totalitaria
sotto certi aspetti. Così, il Diritto Romano dava un potere
dittatoriale al pater familias.
In Grecia erano in vigore leggi simili. Il padre aveva il diritto di
rifiutare suo figlio appena nato, o venderlo come schiavo.
Poteva anche condannare alla pena di morte la sposa, un figlio, una
figlia, o qualsiasi altro abitante della sua casa, eseguendosi senza
indugio la sentenza; le autorità dello Stato non interferivano.
A Sparta, commenta Coulanges, «lo Stato aveva il
diritto di non tollerare che i suoi cittadini fossero deformi o di
debole costituzione. Per questo ordinava al padre cui nascesse un
figlio in queste condizioni, che lo facesse morire».
Secondo lo stesso autore, questa legge si trovava anche negli
antichi codici di Roma. Persino Aristotele e Platone inclusero,
nelle loro proposte legislative, questa pratica.
A Cartagine e presso i Fenici, bambini erano
offerti in sacrificio agli idoli; a Roma e in Grecia essi erano
utilizzati in riti di divinazione.
In vari luoghi, bambini ed adolescenti potevano essere puniti con la
morte per un delitto commesso dal padre.
Lo Stato, nello stesso tempo in cui dava al padre
un potere illimitato dentro casa, lo limitava tirannicamente
nell’educazione dei figli. Presso i greci, lo Stato era il
responsabile assoluto dell’educazione, e Platone lo giustifica,
poiché, dice, «i genitori non devono avere la libertà di inviare o
di non inviare i loro figli ai maestri che la città sceglie, perché
i bambini appartengono meno ai loro genitori che alla città».
Lo Stato considerava come appartenente a sé il corpo e l’anima di
ogni cittadino, e assumeva la responsabilità del bambino quando
questo compiva sette anni di età.
Impietosa e diffusa schiavitù
La schiavitù era un’istituzione talmente corrente
nel mondo antico che gli schiavi costituivano la maggioranza della
popolazione. A Roma, nel tempo di Augusto, più di un terzo della
popolazione era formata da loro.
Il padrone di uno schiavo aveva su di lui intero
diritto. Uno schiavo non era un uomo propriamente detto; era una
cosa, res mancipi.
Il padrone aveva non solo il diritto di coabitare con la moglie
dello schiavo senza commettere adulterio, ma anche di disporre dei
figli di lui, e se lo avesse ferito o ucciso, non commetteva delitto.
Nella legge romana vi erano incisi relativi agli
schiavi che davano occasione a grandi crudeltà. Al tempo di Nerone,
per esempio, un alto magistrato fu assassinato da uno dei suoi
schiavi. «Il Senato, dopo una lunga discussione, decise di applicare
a tutti i servi della casa la vecchia legge che condannava al
supplizio della croce tutti gli schiavi che non avessero saputo
proteggere il suo signore. Davanti a questa sentenza terribile, ci
furono tali proteste popolari che i 400 condannati dovettero essere
giustiziati sotto la sorveglianza dell’esercito».
Ci fu sempre l’uno o l’altro proprietario di
schiavi che li trattava con umanità o — più raramente — con
rispetto, ma sarebbe una grande ingenuità pensare che questa fosse
l’attitudine abituale.
Massacri cruenti
Nell’Antichità i massacri erano visti con
indifferenza, come un avvenimento naturale nella vita dei popoli. La
strage della popolazione di una città non causava la minima
sorpresa, né indignazione.
La tendenza a sacrifici cruenti era legata a vari
riti del paganesimo. Nella Grecia la vecchia religione considerava
conveniente offrire olocausti umani per la riconciliazione con gli
dei. Questi sacrifici, comuni tra i greci delle epoche remote, si
allentarono più tardi, ma non sparirono completamente. Nel secolo II
dell’Era Cristiana ancora si sacrificavano vite umane nell’Arcadia,
in onore di Zeus Liceo.
A Roma, lo spettacolo più apprezzato dal popolo
era quello di uomini che morivano, e le lotte di gladiatori
costituivano occasioni per empi massacri. «Al mattino, dice Seneca,
gli uomini sono gettati ai leoni e agli orsi; dopo mezzogiorno, sono
gettati [ad arbitrio] degli spettatori. La fine per tutti i
lottatori dev’essere la morte, e si mette mano all’opera con ferro e
fuoco, finché l’arena non rimane vuota».
In queste “sessioni” aperte a mezzogiorno, i condannati a morte
dovevano uccidersi mutuamente fino all’ultimo. Tanto questo costume
quanto il pasto delle fiere con carne umana, ci aiutano a
«comprendere questa voluttà di ferocia a cui i romani daranno sfogo
nelle persecuzioni anticristiane», osserva Daniel-Rops, e conclude:
«Per quanto rivoltanti ci sembrino, queste scene, di cui anche i
cristiani saranno vittime, erano normali a Roma. E rari, molto rari,
erano gli spettatori che esteriorizzavano la loro disapprovazione».
Panem et circenses rimase nota come formula ideale
per mantenere la moltitudine calma, che veniva incontro anche al suo
crescente gusto per il sangue. È stato, anche, una delle cause del
suo deterioramento.
La piaga della pedofilia
Ciò che la stampa di oggi denomina come pedofilia
era largamente praticato nel mondo antico, sotto la protezione della
legge, per influenza delle religioni pagane.
In Grecia, era ricorrente come prassi del tutto
legale la corruzione sessuale dei ragazzi, più propriamente chiamata
pederastia.
Ogni uomo adulto che non fosse schiavo aveva il diritto di
praticarla. Tale era l’usanza anche in Persia e in altri luoghi,
dove si mantengono attraverso i secoli. Roma finì per essere
contaminata dal male greco, al punto che diversi imperatori
cercavano, come amanti, adolescenti.
Ragazzi considerati belli, se erano fatti
prigionieri di guerra, o rapiti o venduti dai genitori, erano
mutilati in modo da alimentare tutto un traffico di eunuchi.
Non vi sfuggivano neppure i figli stessi della nobiltà.
In Grecia — Atene, in particolar modo —, le
vittime della pederastia non erano soltanto prigionieri di guerra, i
rapiti e gli schiavi. Qualunque bambino poteva diventare bersaglio
dei desideri infami di uomini adulti. E il costume era che cedesse.
Se un padre, dotato di un minimo di sensibilità morale, desiderava
risparmiare questa tragedia ai figli, doveva agire prima che
accadesse, impiegando schiavi che, come falchi, vigilassero sui
bambini.
Ma, dice Eschine, molti padri desideravano avere bei figli, sapendo
che questi sarebbero diventati bersaglio di predatori.
Le scuole — le tanto elogiate Accademie — erano
luoghi dove gli studenti, di appena 12 anni di età o anche più
piccoli,
restavano alla mercé dei maestri.
Le leggi ateniesi arrivavano all’assurdità di proteggere e
incentivare questa pratica, anche regolando il flirt e
l’“innamoramento” tra uomini e bambini.
Greci famosi nel mondo della letteratura, delle
arti, della filosofia e della politica, praticarono e lodarono la
pederastia, come Solone, Eschilo, Sofocle, Senofonte, Tucidide,
Eschine e Aristofane.
La filosofia greca giunse a dibattere questa
pratica, senza mai condannarla completamente. Anche Socrate, Platone
e Aristotele non rimasero esenti da questo male.
Nel Carmide, Platone si riferisce all’adolescente che portava questo
nome, come se fosse un innamorato che loda la sua amata, parlando
del suo fascino e delle emozioni che produceva. Nel Simposium, il
personaggio Fedro si riempie di lirismo quando descrive un esercito
felice e di successo interamente composto da uomini-amanti e
bambini-amati.
Tuttavia, finalmente attratto da idee più elevate, Platone è giunto
dalla sua approvazione condizionale della pederastia nei suoi primi
dialoghi, alla condanna formale di questo vizio nella sua opera
finale, Le Leggi. Comunque, i suoi tentativi, come quelli di alcuni
stoici, di proporre una pederastia “casta” furono ricevuti con
sarcasmo dal popolo e non ebbero conseguenze. Infatti, l’“amore
platonico” è molto difficile da essere praticato, poiché in materia
di castità l’uomo non riesce a restare permanentemente nelle vie di
mezzo.
I greci arrivarono a considerare il rapporto
naturale tra uomo e donna come inferiore al rapporto tra uomo e
bambino. In una società nella quale questo tipo di comportamento
influenzava persino l’ideale dello Stato, la donna doveva essere
disprezzata,
relegata al ruolo di mera riproduttrice.
Un’opera storico-filosofica come Erotes, del
secolo II o III d.C., da molti attribuita a Luciano di Samosata,
contiene un dialogo tra due greci che discutono seriamente su quale
amore sarebbe superiore... Sempre, nel decimo Dialogo delle
Cortigiane, Luciano affronta questo tema. Plutarco, nell’Erotica,
analizza, con molta serietà, quale attrazione — per donne o per
bambini — sia la più interessante per un uomo adulto. Per fortuna,
al contrario che nell’Erotes, conclude che l’ideale è realmente il
matrimonio monogamico.
A Roma, anche le bambine potevano essere vittime
di abuso sessuale. È quanto si deduce dalle parole di San Giustino,
nella sua Apologia, con le quali vitupera il costume secondo il
quale bambini rifiutati — bambini e bambine — fossero allevati per
la prostituzione: «E così come gli antichi allevavano greggi di
bovini, capre, pecore e cavalli, così voi ora allevate bambini
destinati a questo vergognoso uso; e per quest’uso impuro, una
moltitudine di donne ed ermafroditi, e quelli che commettono
iniquità che non si possono neppure menzionare, si diffondono per
tutta la nazione. [...] E vi sono coloro che prostituiscono persino
i loro propri figli e mogli; alcuni sono apertamente mutilati per
essere usati nella sodomia».
*
Questo è il mondo quando non è presente la santa
Chiesa di Dio. Il quadro qui presentato, anche se non completo, è
sufficientemente tragico per esporre i mali dell’Antichità pagana e
darci un’idea dello shock che si è verificato nel momento in cui il
messaggio del Vangelo ha cominciato ad esaltare valori opposti,
ordinati e santi.
Lo shock dei valori del Vangelo con i
controvalori mondani
Il messaggio di Gesù Cristo è venuto a sbilanciare
il deteriorato mondo antico. La Buona Novella censurava la
dissolutezza e la crudeltà, ed esaltava la libertà di praticare il
bene, la castità, la verginità, l’innocenza, la fedeltà coniugale,
l’amore verso i nemici, la carità, l’abnegazione, la bontà verso i
più deboli, la dignità di tutti gli esseri umani, creati a immagine
e somiglianza di Dio.
Un orrore speciale per il peccato della pedofilia
è stato instillato nelle anime dal nostro Divino Maestro, con parole
di una estrema severità: «Chi invece scandalizza anche uno solo di
questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli
fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato
negli abissi del mare» (Mt 18,6).
Davanti alla sublimità del Vangelo, il paganesimo
non poteva rimanere indifferente. Gli restavano soltanto due
reazioni: o incantarsi e sottomettersi al giogo soave di Dio, oppure
odiare e perseguitare. Non pochi si sono convertiti. Molti, però, si
sono afferrati al fango, e il loro odio ha portato al martirio
milioni di cristiani.
Tuttavia, il sangue dei martiri ha cominciato ad
essere il seme di nuovi cristiani, secondo la celebre affermazione
di Tertulliano.
Lo spettacolo di uomini e donne, vecchi e vecchie, adulti nel pieno
della salute, giovani vigorosi, vergini, bambini — tutti che
confessavano la fede in Gesù Cristo e procedevano risoluti in
direzione della morte —, strappava l’ammirazione di molti
spettatori, provocando conversioni sempre più numerose.
Il paganesimo dovette, pertanto, ricorrere ad
altre armi, per tentare di invertire il gioco: la diffamazione e la
calunnia. Come rilevano gli Apologisti cristiani di quei primi
secoli, i pagani cominciarono ad accusare i cristiani esattamente
dei crimini che il paganesimo commetteva.
È degno di nota che una delle accuse era quella
della pedofilia, aggravata da incesto.
San Giustino commenta: «Le cose che voi fate apertamente e con
plauso, [...] di queste stesse cose voi ci accusate».
E Arnobio rinfaccia ai pagani: «Quanto vergognoso, quanto petulante
è censurare, in un altro, quello che l’accusatore vede che egli
stesso pratica — approfittare dell’occasione per oltraggiare e
accusare altri di cose che possono essere ritorte contro lui
stesso!».
Vale a dire, quei pagani facevano come il ladro
che, mentre ruba, grida: «Acchiappa il ladro!»
Una civiltà governata dal Vangelo
La Chiesa Cattolica ha finito per vincere, a causa
della forza intrinseca del bene. Lentamente, aiutata dalla grazia
divina, che non sbaglia mai, ha preso i greco-latini decadenti e i
barbari germanici, li ha convertiti, li ha educati e ha ispirato
l’edificazione di una civiltà brillante il cui apice, mai prima
raggiunto, si è concretizzato nei secoli XII e XIII.
In quest’epoca, afferma Papa Leone XIII, «la
filosofia del Vangelo governava la società». Allora, «la forza della
sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi,
nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore
dello Stato». Dal rapporto armonioso tra il potere religioso e
quello temporale, «la società trasse [...] frutti inimmaginabili, la
memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli
monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare
od oscurare».
Fu in questo tempo che la Chiesa sviluppò la
scolastica, edificò le cattedrali gotiche (con le sue vetrate e
monumenti), creò le Università e gli ospedali, diede impulso alla
scienza e al progresso tecnico, migliorò le relazioni internazionali
tra gli Stati, abolì la schiavitù, fece avanzare il progresso
sociale, elevò la condizione della donna, tanto che nel XIV secolo,
l’Europa aveva oltrepassato di gran lunga tutti gli altri
continenti.
Come fa emergere uno studioso del progresso
tecnico medioevale, in quell’epoca, «per la prima volta nella storia
si costruì una civiltà complessa, che non si sorreggeva più sulle
spalle sudate di schiavi o di servi, ma principalmente sull’energia
non umana».
Quanto più avanzano gli studi storici e
scientifici su questa materia, tanto più viene dimostrata questa
verità, demolendo il mito che il Medioevo fu un’epoca di
arretratezza e di oppressione. La letteratura specializzata a tale
riguardo si moltiplica sempre di più.
Perché accusare solo la Chiesa?
Tuttavia, ci sono sempre state minoranze non
conformi al dominio della virtù, della verità e del bene, sicché la
Chiesa si trova periodicamente vittima di nuovi attacchi.
Uno dei procedimenti favoriti continua ad essere
quello di accusare la Chiesa precisamente di crimini che il mondo
stesso non si vergogna di commettere. Quali sono i maggiori
distruttori dell’innocenza infantile oggigiorno? Chi promuove una
pornografia sfrenata, che non rispetta né età, né dignità, e che
incoraggia ogni tipo di crimine sessuale? Chi sono coloro che, in
tutti i modi, fanno pressione sulle scuole per iniziare i bambini a
pratiche immorali? Chi dà impulso ai cambiamenti nelle leggi, in
modo da abolire l’influenza cristiana e sostituirla con il vecchio
paganesimo? Queste sono domande che chiedono risposte; ecco qui un
tema molto appropriato per uno studio futuro.
Si consideri l’accusa di pedofilia. Come dicono
gli esperti, sulla base di ricerche effettuate finora, la maggior
parte di questi crimini sono commessi in particolare nella stessa
casa della famiglia, e coloro che abusano sono principalmente i
patrigni, seguiti – che tristezza! – dai genitori, da altri parenti
e dai compagni dei parenti delle vittime.
Curiosamente, non si è mai visto nessun avversario della Chiesa
chiedere uno studio serio sulla relazione tra la disgregazione della
famiglia, causa principale dell’esistenza di milioni di patrigni, e
i crimini di pedofilia, né esigere un’indagine sui pericoli del
portarsi innamorati dentro casa, quando lì risiedono minori.
Solo di passaggio, si noti che la massa dei
pedofili è costituita da uomini sposati. C’è anche da rilevare che
tutte le religioni hanno membri propri coinvolti in casi di
pedofilia, e alcune in proporzioni gigantesche.
Perché, allora, sollevare una campagna
internazionale solamente contro la Chiesa Cattolica?
Prova inequivocabile della santità della Chiesa
Sottolineiamo ancora una volta: è stata la Chiesa
Cattolica che, sempre fedele agli insegnamenti del suo Fondatore, ha
fatto cessare in Occidente la pratica della pedofilia e ha ispirato
orrore di essa.
Pertanto, chi attacca la Chiesa a questo proposito
sta utilizzando, contro di lei, un valore che le appartiene, e sta
implicitamente riconoscendo che essa è inattaccabile a partire dai
controvalori del mondo.
In altre parole, gli stessi avversari stanno
fornendo la prova che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana è
sostanzialmente santa.
La Chiesa Cattolica censura il mondo perché questo
è corrotto. Essa richiede un elevato standard di comportamento,
casto e puro. L’assalto feroce e serrato dei nemici consiste nel
cercare di accusarla ingiustamente di non praticare la morale che
essa stessa ha impiantato nella società. A questo si riduce
l’attuale campagna pubblicitaria, per quanto riguarda la pedofilia.
Ma come fare per colpire la Chiesa per le colpe di
una minoranza dei suoi membri? Uno degli studi più accreditati sul
problema della pedofilia, di Philip Jenkins, analizza le tecniche
giornalistiche utilizzate per enfatizzare, non i crimini di
individui che per caso sono sacerdoti, ma il contesto istituzionale
che è stato unicamente lo scenario e non la causa del loro
comportamento.
Si utilizzano titoli suggestivi, giochi di parole, termini ben
studiati, come, per esempio, dare a un libro il titolo appariscente
di: «E non ci indurre in tentazione». A loro volta, i programmi
televisivi sui casi di pedofilia collocano, come sottofondo,
cerimonie liturgiche, musica gregoriana, sacerdoti con la tonaca, in
modo che così la Chiesa venga stigmatizzata nel suo insieme e si
faccia un’associazione visiva tra ciò che è distintamente cattolico
con lo stereotipo di sacerdoti lascivi e cinici.
Ora, medici, professori, infermieri e altri
professionisti appaiono in numero elevato tra i perpetratori di
crimini di pedofilia,
ma chi giungerà all’assurdità di accusare tutti i membri di queste
categorie e a denigrare una classe intera per i crimini di una
minoranza?
È invece così che si procede nel caso dei
sacerdoti cattolici. Lo shock che il delitto sessuale di un
sacerdote causa nell’opinione pubblica — shock giustificato, perché
la Chiesa Cattolica è l’unica istituzione dalla quale si spera che i
suoi membri siano di una purezza immacolata, come pure che i suoi
sacerdoti siano santi — gli avversari lo sanno sfruttare.
La santità sostanziale della Chiesa
Resta da chiedersi come può la Chiesa mantenersi
santa di fronte alle prove che alcuni preti compiano crimini così
gravi.
In realtà, l’argomento più forte contro la Chiesa
Cattolica è sempre stato la vita dei cattivi cattolici. Tuttavia,
non ci si può stupire che nella Chiesa di Cristo vi siano membri
indegni. Lo stesso Gesù paragonò la sua Chiesa alla rete che prende
pesci buoni e cattivi (cfr. Mt 13, 47-50); al campo, dove la
zizzania cresce in mezzo al grano (cfr. Mt 13, 24-30); alla festa di
nozze, per la quale si presenta uno degli ospiti senza l’abito
nuziale (cfr. Mt 22, 11-14).
Tuttavia, la Chiesa sarà sempre immacolata, come
mette in evidenza San Paolo: «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se
stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro
dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la
Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile,
ma santa e immacolata» (Ef 5, 25-27).
Non accade così nelle altre istituzioni terrene.
Essendo semplicemente umane, gli errori dei loro membri possono
offuscarle. La Chiesa è l’unica che ha una dimensione divina. Per
questo, nonostante i difetti della sua dimensione umana, la sua
sostanza è sempre pura. Ella è santa, perché santo è il suo
Fondatore: è la Sposa immacolata di Cristo. Soltanto gli uomini
della Chiesa sono peccatori, ma la Santa Madre Chiesa non può
peccare.
Essa «è santa», sottolinea Paolo VI, «pur
comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede
altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua
vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua
vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono
l’irradiazione della sua santità».
Pertanto, per qualsiasi membro della Chiesa, inclusi gli
appartenenti al clero, si applica questa regola: essi solamente
cadono quando diminuiscono il loro amore alla Chiesa e allentano il
loro impegno verso di lei.
«In questa prospettiva», ci dice il Cardinal
Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, «diventa chiaro che ogni
nostra colpa – piccola o grande che sia – non è solo infedeltà
all’amore che ci lega al Padre, spregio dell’opera redentrice di
Cristo, resistenza all’azione santificante dello Spirito Santo; è
altresì oltraggio e sofferenza inflitti alla Chiesa. Ogni incoerenza
al nostro battesimo è sempre anche ingratitudine verso colei che nel
battesimo ci ha generati, è attentato alla sua bellezza di sposa del
Signore; bellezza che agli occhi umani viene offuscata da ogni
nostro atto riprovevole. [...] Ma almeno noi, che ogni giorno
pecchiamo poco o tanto contro di lei, abituiamoci a chiedere ogni
giorno perdono a questa nostra Madre carissima per tutto ciò che ci
avviene di pensare, di dire, di compiere con animo non integralmente
“ecclesiale”».
I peccatori non appartengono alla Chiesa per i
loro peccati, dice il Cardinal Journet, «ma per ciò che ancora vi è
in essi dei doni di Dio, per i caratteri sacramentali, la fede, la
speranza teologale, le loro preghiere, i loro rimorsi. Essi sono
come attaccati ai giusti; si trovano nella Chiesa provvisoriamente
per essere un giorno definitivamente reintegrati in essa oppure da
essa separati. Sono nella Chiesa non in maniera salvifica, ma come
paralizzati in ciò che riguarda le loro attività più alte e
decisive».
È chiaro che la Chiesa «non rigetta i peccatori
dal proprio seno, ma soltanto il loro peccato; continua a mantenerli
in se stessa nella speranza di poterli convertire; lotta in essi
contro i loro peccati».
Sottolineando la santità della Chiesa, che non è
mai macchiata dai peccati dei suoi figli, il Cardinal Journet
richiama l’attenzione al suo intimo rapporto con ciascuna delle tre
Persone della Santissima Trinità: da tutta l’eternità, la Chiesa
Cattolica è conosciuta e amata dal Padre. È fondata da suo Figlio,
che è venuto a redimerci per mezzo della croce. Ed è vivificata
dallo Spirito Santo, che è venuto a stabilire la sua dimora in lei.
«La Chiesa intera appare così come il popolo riunito ad immagine
dell’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, de unitate
Patris et Filii et Spiritus Sancti plebs adunata».
La relazione della Madre di Dio con la Santa
Chiesa è un altro fattore di santità. La conoscenza della vera
dottrina su Maria sarà sempre una chiave per comprendere il mistero
di Cristo e quello della Chiesa. La santità della Madonna si
riflette nella Chiesa, nella sua verginità, nella sua purezza, nella
sua disponibilità in relazione alla volontà di Dio. Anche gli angeli
del cielo e i beati conservano la Chiesa nella santità, nobilitando
il culto che essa presta a Dio.
Tutte le opere della Chiesa hanno come finalità la
santificazione degli uomini in Cristo e la glorificazione di Dio.
Tuttavia, essa non potrebbe realizzare questa finalità se non fosse
santa. Quindi, anche se in questa terra è governata e composta da
peccatori, essa è indefettibilmente santa, come dimostrano i frutti
abbondanti di santificazione che ha prodotto.
Un possente segno di questa santità è l’osservanza volontaria dei
consigli evangelici, per il quale centinaia di migliaia di uomini e
donne rinunciano a tutto quanto potrebbero avere di legittimo in
questa vita — famiglia, beni, libertà di decidere cosa fare — per
imitare totalmente Gesù Cristo.
La Chiesa ha il coraggio di esigere da tutti i
suoi figli la lotta contro il peccato. Molte anime dicono di sì a
questo appello, ma, in generale, il bene che praticano rimane
nascosto. Il male, in questo mondo, conta su una pubblicità ben più
grande, poiché la sua petulanza richiama l’attenzione di tutti. In
ogni caso, uomini e donne di straordinaria santità non sono mai
mancati alla Chiesa, ed è come strumento di santificazione che lei
passa per un continuo rinnovamento.
Costituisce, quindi, un grave errore proporre
cambiamenti nella struttura ecclesiale. «Quando, in seno alla
Chiesa, è messo in questione il valore dell’impegno sacerdotale come
affidamento totale a Dio attraverso il celibato apostolico e come
totale disponibilità a servire le anime», sottolineava Benedetto XVI
nella sua visita in Brasile, «e si dà la preferenza alle questioni
ideologiche e politiche, anche partitiche, la struttura della totale
consacrazione a Dio comincia a perdere il suo significato più
profondo. Come non sentire tristezza nella nostra anima?».
Un pastore sollecito verso il suo gregge
Alcuni giornali hanno cercato di coinvolgere Papa
Benedetto XVI nell’occultamento di crimini, nel tempo in cui era
prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e qualche
voce stridente è arrivata al punto da proporre il suo arresto.
A nostro avviso, questo è il più grande errore
dell’avversario nella campagna in corso contro la Chiesa. La sua
insolenza è ciò che più ha provocato generale indignazione,
contribuendo anche a suscitare ed infervorare i cattolici
addormentati.
L’ingiustizia degli accusatori si mostra ancor più
flagrante quando, passando ai fatti, si constata che è stato
Benedetto XVI, già da cardinale, che più ha agito per sradicare il
problema, zelo questo che si è ulteriormente accentuato una volta
occupata la Cattedra di Pietro.
È emblematica la Lettera Pastorale che, poco prima
di Pasqua, egli ha inviato ai cattolici irlandesi, da essere letta
in ogni pulpito del paese. In un gesto senza precedenti, il Santo
Padre ha chiesto perdono direttamente alle vittime e alle loro
famiglie, esprimendo la sua profonda desolazione per gli «atti
peccaminosi e criminali» di coloro che hanno commesso abusi.
Rivolgendosi ai Vescovi, egli ha sottolineato i «gravi errori di
giudizio» e le «mancanze di governo» da parte della Gerarchia.
Infine, sottolineava che la Chiesa si è messa a lavorare sodo per
correggere e porre rimedio al male che è stato fatto.
Va notato anche che, nel maggio 2001, l’allora
Cardinal Ratzinger ha inviato una lettera ai Vescovi, ordinando che
gli inviassero tutte le accuse contro chierici, fossero vecchie o
nuove. Con questa iniziativa, la Santa Sede chiamava a sé l’indagine
sugli abusi e la punizione dei colpevoli. In seguito, vari accusati
hanno dovuto affrontare un processo canonico completo, molti sono
stati dimessi dallo stato clericale, o hanno chiesto la dimissione
volontariamente, mentre altri hanno subito punizioni amministrative
e disciplinari, compreso il divieto di celebrare la Messa.
Contrariamente a quanto alcune fonti hanno
diffuso, tale lettera non vietava a nessuno di comunicare con la
polizia per denunciare eventuali abusi. In verità, i Vescovi di
tutto il mondo – come negli Stati Uniti, Inghilterra e Canada –
stavano già adottando la procedura di comunicare con le autorità di
polizia non appena ci fosse la conferma di un caso.
D’altra parte, il Vaticano ha emesso regole severe
che rendono rigorosa la selezione dei candidati per il seminario.
Inoltre, sta portando avanti iniziative come l’Anno Sacerdotale,
ancora in corso, il Congresso Teologico Internazionale, tenutosi a
Roma nel marzo scorso, in vista di un rinnovamento del clero e della
rimozione di concetti erronei sul sacerdozio, causati da una
«ermeneutica della discontinuità e della rottura»
rispetto al Concilio Vaticano II.
Speriamo che questa brezza di rinnovamento porti
un po’ di consolazione alle vittime degli orribili crimini commessi
da uomini che, come rappresentanti di Dio, dovrebbero essere i primi
protettori dei bambini e dei giovani. Proviamo dolore per loro e ne
condividiamo sofferenze e delusioni, offrendo loro le nostre
preghiere. In effetti, la tragedia che ci ha coinvolto ci porta,
ancora una volta, a ricordare con dolore quegli innumerevoli bambini
che, nell’antichità, furono vittime del crudele paganesimo.
Da ogni persecuzione, la Chiesa ne esce
rafforzata
Qualunque cosa accada, contemplando la sua propria
storia, la Chiesa Cattolica può dire con Cicerone: «Alios vidi
ventos, alias prospexi animo procellas».
Come dai precedenti assalti, essa uscirà ancora
più forte dall’attuale mischia. Innumerevoli reazioni da tutto il
mondo già anticipano questo risultato. In Irlanda e Spagna, le
chiese si sono riempite durante la Settimana Santa, come da molti
anni non si verificava. Negli Stati Uniti, in Inghilterra e in altri
paesi dell’Occidente, il numero di conversioni è aumentato. Molti
giornalisti, molti dei quali non cattolici, hanno preso le difese
della Chiesa. Sarà necessario ricordare che le persecuzioni sono
indispensabili per rinsaldare la Sposa di Cristo? E anche per
rinnovarla? Infatti san Paolo dice: «Nam oportet et haereses inter
vos esse, ut et, qui probati sunt, manifesti fiant in vobis»
(1 Cor 11,19).
Per evidenziare la perennità della Chiesa
Cattolica Apostolica Romana, Sant’Agostino ci ha lasciato questa
saggia riflessione: «La Chiesa vacillerà, se vacilla il suo
fondamento; ma potrà forse Cristo vacillare? Visto che Cristo non
vacilla, la Chiesa rimarrà intatta fino alla fine dei tempi».
Ricordiamo che «Dio è Signore del mondo e della
storia».
È stato lui stesso che ha decretato che «le potenze degli inferi»
non prevarranno contro la sua Chiesa (Mt 16,18).
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Mons. João Scognamiglio Clá Dias, E.P., è
Canonico Onorario della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore,
Roma, Protonotario Apostolico Soprannumerario, Dottore di Diritto
Canonico all’Angelicum, ha ottenuto il Master in Psicologia
dell’Educazione dell’Università Cattolica della Colombia, Dottore
Honoris Causa del Centro Università italo-brasiliana, membro della
Società Internazionale San Tommaso d’Aquino (SITA) e della
Pontificia Accademia dell’Immacolata, Fondatore e Superiore Generale
di tre entità di Diritto Pontificio: Associazione Internazionale di
Fedeli Araldi del Vangelo, Società Clericale di Vita Apostolica
Virgo Flos Carmeli e Società di Vita Apostolica Regina Virginum.
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